Elaborato dai legali del Progetto Ultrà (15 gennaio 2003)
Fa piacere imbattersi nella lettura di un editoriale, apparso su una rivista giuridica di larghissima diffusione tra
gli operatori del diritto. Nel numero uno di "Guida al diritto" (18 gennaio 2003) il Sostituto Procuratore Generale
presso la Corte d'Appello di Brescia commenta le nuove proposte di riforma, provenienti dal Ministero degli Interni e
riguardanti la normativa in tema di violenza negli stadi. Tra le innovazioni più significative si annovera:
- la predisposizione di un disegno di legge sulla sicurezza nelle manifestazioni sportive, che raccolga le
indicazioni dell'Unione europea in materia;
- in via d'urgenza, la presentazione di un decreto legge che reintroduca strumenti processuali, come l'arresto
fuori i casi di flagranza.
Particolarmente apprezzabili, da parte di chi si affanna nella difesa di giovani, per lo più responsabili di un
eccesso di esuberanza nel manifestare il sostegno alla propria squadra, sono le osservazioni avanzate da chi
normalmente esercita l'azione penale nei loro confronti.
"Oggi si vuole ripercorrere la strada diretta a PIEGARE
GLI ISTITUTI DEL PROCESSO IN FUNZIONE DISSUASIVA E INTIMIDATORIA, ALTERANDO I PRINCIPI ESSENZIALI CHE DEVONO
CARATTERIZZARE UNO STATO DEMOCRATICO: se nessuno spazio bisogna cedere ai violenti e ai teppisti, accettando
fatalisticamente l'eventualità della guerriglia urbana, NEMMENO È POSSIBILE RINNEGARE LE CONQUISTE SUL PIANO DELLE
GARANZIE, PER ASCOLTARE I SEDUCENTI RICHIAMI DI CONSIGLIERI SUPERFICIALI, CHE SUGGERISCONO SCORCIATOIE DESTINATE A
RIVELARSI COMUNQUE IMPROPRIE E SOSTANZIALMENTE SUPERFLUE" (il carattere maiuscolo è dei sottoscritti).
Ancor più condividiamo l'analisi riguardante la tendenza a fornire una risposta sempre più severa sotto il profilo
sanzionatorio, sbandierandola come panacea per tutti i mali e recentemente rilanciandola come soluzione efficace per
il contenimento degli episodi di devianza più allarmanti:
"L'inasprimento delle pene, visto come miracoloso
intervento per risolvere i problemi, illumina uno scenario assai parziale, poiché GLI ANTIDOTI CONTRO LA VIOLENZA NON
POSSONO CHE DERIVARE DA UNA MOLTEPLICITÀ DI FATTORI, DESTINATI A OPERARE ATTRAVERSO UN'INTERAZIONE SIMULTANEA".
Sotto questo profilo, incontra la nostra totale adesione la riflessione secondo la quale quella fin qui delineata dal
legislatore costituirebbe una
"prospettiva miope, rivelatrice anche di discutibili orizzonti culturali" in
quanto
"continua a tenere ai margini di un impegno concreto le società sportive". Ben altri risultati sarebbero
ottenibili qualora si affrontasse con minor ipocrisia il problema della sicurezza, legato allo svolgimento di alcune
manifestazioni sportive, coinvolgendo in specifiche responsabilità i promotori ed organizzatori degli stessi eventi
agonistici, tra cui essenzialmente i club calcistici. Una strada, dotata di una certa suggestione, è quella di
attribuire alle società sportive il servizio d'ordine all'interno degli impianti, chiamandole a rispondere dei danni
causati dai loro sostenitori, quando sia accertato che forniscano agli stessi, o alle loro associazioni, sostegni di
qualsiasi natura.
In tale direzione si era mossa una proposta formulata nel corso della precedente legislatura, successivamente
naufragata. Ci auguriamo che i segnali scomposti, provenienti dagli apparati ministeriali, non ottundano la
proverbiale fantasia ed capacità innovativa del nostro organo legislativo, particolarmente attento a rispettare il
ruolo di estrema ratio del diritto penale ed al contempo a potenziare le alternative di tutela . . .