articolo apparso sul Tirreno del 15 settembre 2002
MILANO. «Calcio, per noi passione, per voi televisione»: lo striscione comparso sulla curva Andrea Costa (quella dei
tifosi del Bologna) con la firma «Ultras» ha segnato l'avvio della protesta contro la commercializzazione del calcio in
tv. Lo striscione, di grandi dimensioni, è stato issato poco prima dell'inizio di Bologna-Roma e poi ripiegato con
l'avvio del gioco.
«Progetto Ultrà» ha annunciato lo «sciopero» dell'immagine dei tifosi in televisione contro lo spezzettamento del
campionato, dovuto alle trasmissioni in diretta che penalizza il pubblico degli stadi, soprattutto quello meno abbiente.
«Noi la faccia non la mettiamo» è scritto nel volantino diffuso dal gruppo «Brescia 1911 Mentalità Ultras» che spiega
come anche in numerosi stadi d'Italia verrà avviata oggi una raccolta di firme. E «noi non ci mettiamo la faccia» è
anche il titolo dell'iniziativa. Gli ultras si dicono «stanchi di un calcio che, seguendo ciecamente il miraggio di
facili guadagni dati da pay tv e quotazioni in Borsa, ha sperperato cifre folli per ingaggiare giocatori più o meno
capaci e oggi si ritrova a un passo dal barato».
Nel volantino dal tono accorato viene espressa anche l'impotenza di fronte a un calendario «straziato per esigenze
televisive» e a un campionato di serie B «spostato di peso al sabato» (la giornata è lavorativa per molti-troppi tifosi
che allo stadio faranno fatica ad andarci). «Vogliamo e dobbiamo reagire - è scritto - Se il calcio di oggi è
solo merce da mettere all'asta o prodotto televisivo da vendere al migliore offerente, noi ultras/tifosi, che merce
non siamo, non ci stiamo! Noi la faccia non la mettiamo».
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