articolo apparso sul Tempo del 15 settembre 2002
MILANO — «Consapevoli di essere non semplicemente cornice di un evento sportivo, ma comprimari e protagonisti dello
spettacolo», i tifosi che partecipano a «Progetto Ultrà», come deciso nei giorni scorsi, hanno reso noto alla Lega
Calcio, alle società del calcio professioniste e alle tv in chiaro e criptato il loro «rifiuto, nel corso della
stagione 2002/2003, ad acconsentire ad ogni forma di trattamento e diffusione televisiva delle immagini» li riguardano.
«Noi la faccia non la mettiamo» è scritto nel volantino diffuso dal gruppo «Brescia 1911 Mentalità Ultras» che spiega
come anche in numerosi stadi d'Italia verrà avviata oggi una raccolta firme. E «noi non ci mettiamo la faccia» è anche
il titolo dell'iniziativa.
Gli ultras si dicono «nauseati da questo calcio di mercenari miliardari, che ha toccato l'apice massimo dello
squallore, chiedendo lo stato di crisi al governo» e «stanchi di un calcio che, seguendo ciecamente il miraggio di
facili guadagni dati da pay tv e quotazioni in Borsa, ha sperperato cifre folli per ingaggiare giocatori più o meno
capaci e oggi si ritrova a un passo dal barato».
Per questo i partecipanti a «Progetto Ultra» sono «delusi da un sistema in piena crisi ed incapace di comprendere
che non può continuare a pensare a Borsa e pay tv come future ancore di salvezza del calcio, snobbando completamente i
tifosi che vanno allo stadio, cioè l'unico patrimonio concreto e reale sul quale può fare affidamento». Nel
volantino dal tono accorato viene espressa anche l'impotenza di fronte a un calendario «straziato per esigenze
televisive» e a un campionato di serie B «spostato di peso al sabato» (la giornata è lavorativa per molti-troppi tifosi
che allo stadio faranno fatica ad andarci).
«Vogliamo e dobbiamo reagire - è scritto - Se il calcio di oggi è solo merce da mettere all' asta o prodotto
televisivo da vendere al migliore offerente, noi ultras/tifosi, che merce non siamo, non ci stiamo! Noi la faccia non
la mettiamo».
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