articolo di Emilio Marrese su Repubblica del 16 settembre 2002
Il matrimonio dei signori Cecioni, che hanno festeggiato a Frascati le nozze d'argento lo scorso giugno, ha vacillato
solo due volte: quando lui si ubriacò alla comunione della nipotina Ines e cominciò a tirare le olive all'ascolana
nella scollatura della suocera. E ieri sera, quando la signora Cecioni con una lacrima affacciata in un angolino
dell'occhio sinistro ha sussurrato: "no pure Brescia-Piacenza no: è la fine".
Il signor Cecioni ha risposto "Magara", non si sa se riferendosi alla moglie o a Mazzone inquadrato sullo schermo. Il
primo week end del campionato-spezzatino ha generato mostri.
Un tempo non lontano tutte le signore Cecioni d'Italia erano rassegnate a sentirsi vedove due ore alla settimana. Negli
ultimi due giorni, invece, gli ammalati di pallone (quelli più gravi, si'ntende) si sono sparati 12 ore di partite in
diretta, nopn considerando lo zapping e al netto delle trasmissioni di commento: tre gare al sabato e tre domenica,
sulle nove in programma, erano a portata di telecomando. La giornata più lunga della storia della serie A è iniziata
alle 15 di sabato e terminata alle 22,20 di Domenica. Calcio a singhiozzo o a scacchiera, come uno sciopero dei
ferrotramvieri. Gol a rate, come il divano dei signori Cecioni. La prima classifica ha preso forma con la lentezza di
uno scrutinio elettorale: pareva un Gran Premio di F1 quando in testa vedi una macchina ma in realtà è quinta perché
non s'è ancora fermata a fare benzina. Insomma, un casino.
Però, diciamolo, milioni di "telecommanods" questo spezzatino se lo sono gustato, perché hanno potuto godersi due o
tre partite in diretta quando fino a qualche anno fa dovevano accontentarsi di una allo stadio ogni due settimane. Una
via di mezzo tra due estremi sarebbe auspicabile, anche per l'integrità dei nuclei famigliari. Certo, faceva un po'
tristezza "Tutto il calcio minuto per minuto" con soli tre campi collegati via radio, senza l'intrigo delle voci
lontane e quel brivido dell'attesa di un boato che irrompesse da qualche stadio. Non c'era manco la serie B, giocata
tutta al sabato sera. In quelle due ore "canoniche" sono stati segnati dieci gol, descritti in diretta senza dover
chiedere la linea. A rimpolpare lo scarno menù c'erano i collegamenti da Monza per il Gp e quelli per la finale
mondiale di volley femminile, effettuati dal salotto della cronista che era evidentemente davanti ad un televisore e
non a Berlino.
"Calcio: per noi passione per voi televisione" diceva uno striscione in alcuni stadi su iniziativa del Progetto
Ultrà, che sta raccogliendo firme e valutando legalmente la possibilità di tutelare la privacy delle curve impedendo
alle telecamere di inquadrare gli spalti. "Stanchi, delusi e impotenti davanti a questo calendario straziato -
si definiscono - se per i presidenti è merce, noi non lo siamo". In Germania due anni fa il movimento dei tifosi
"15,30" vinse la sua battaglia e riuscì a riportare tutte le partite a quell'ora del sabato.
Ma no tutti i weekend saranno così: nel prossimo ci saranno due gare al sabato, cinque alle 15 di domenica (solo
l'Inter, tra le grandi, sarà in campo) e una alle 20,30. Però, visti gli anticipi per le coppe, un buon numero delle
prossime giornate saranno tirate come quella appena vissuta, anzi sgranata come un rosario.
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