articolo di Paolo Barbuto apparso sul Mattino del 16 settembre 2002
La Napoli della passione e del tifo si allinea alla battaglia intrapresa dal gruppo Progetto Ultrà. I ragazzi che
hanno trascorso la notte tra sabato e domenica dormendo sul pavimento dell aeroporto di Cagliari in attesa del volo
che li riportasse a Napoli dopo la partita d esordio della stagione, sono in pieno accordo con la protesta del tifo
nazionale: «Siamo pronti a partecipare alla raccolta di firme. Non abbiamo iniziato ma lo faremo con entusiasmo».
Parla Massimo Carpino che nell'estate del 2001 è stato tra gli organizzatori della marcia di protesta dei tifosi
contro la società (allora gestita da Corbelli e Ferlaino). Quel gruppo che nella scorsa stagione ha seguito
regolarmente gli azzurri, restando, però, fuori dello stadio i segno di protesta e decidendo di entrare solo quando la
situazione societaria si chiarì.
«È giusto che i tifosi decidano di cancellare la loro immagine dalla tv. Quelli che, come noi, vanno allo stadio
solo per passione vera e per amore della squadra, non hanno bisogno delle riprese televisive».
Sembra una protesta nata dalla volontà di non apparire, di non trovarsi in vetrina. E invece il discorso si allarga.
Ripercorre a grandi linee quello che è il manifesto della nuova protesta del tifo: «Se noi andiamo allo stadio a
sventolare le nostre bandiere, lo facciamo per amore verso la squadra. Perché crediamo nella nostra missione che è il
tifo. Perché probabilmente siamo convinti che il nostro supporto dagli spalti sia realmente utile ai giocatori in
campo, che li spinga alla vittoria». Si infiamma Carpino al rientro dopo ventisette ore filate di viaggio assieme
agli altri cento tifosi azzurri che hanno assistito al pareggio del Sant Elia. «Ecco, noi non abbiamo nessuna voglia
di fare scenografia per divertire gli spettatori a casa. Non ci interessa fare colore per rendere più entusiasmante lo
spettacolo a chi rimane seduto davanti alla tv. Ecco perché siamo pienamente d accordo con la protesta. Siamo pronti a
firmare per partecipare alla richiesta di diffida alle tv a mostrare le nostre immagini».
Insomma, il discorso è quello del tifoso vero, della passione reale che non ammette sbavature e non vuole finire
incastrata nel meccanismo del calcio che fa solo spettacolo e viene venduta al migliore offerente: «Non ci sentiamo
uomini di spettacolo - spiega Carpino - forse qualche calciatore si sente una star e ha voglia di apparire in
televisione. A noi, invece, interessa solo il risultato finale, la vittoria. La serie A per il Napoli alla fine di
questa stagione. E se il nostro sprone sarà stato utile, allora saremo contenti: ma senza mai aver fatto parte della
stupida coreografia dello spettacolo televisivo».
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