articolo di Paolo Barbuto apparso sul Mattino del 16 settembre 2002
Il calcio è fatto solo di giocatori, allenatori, arbitri e presidenti? No, certamente no. Il calcio è uno spettacolo e
per mettere in scena uno spettacolo è necessario avere un pubblico deciso a guardarlo. Quello che guarda le partite in
tv viene coccolato dalle emittenti e anche dai dirigenti, ma quelli che vanno allo stadio si sentono bistrattati. Anzi,
sono certi che per organizzare lo spettacolo televisivo, sia necessario anche e soprattutto il loro contributo. Uno
stadio imbandierato e festante, spalti che risuonano di cori e canti fanno scenografia, mandano in visibilio registi e
produttori. Eppure a quella gente che fa parte dello show, ma dagli spalti, nessuno ha pensato. Sicché un gruppo di
tifosi il Progetto Ultrà, si è reso promotore di una singolare forma di protesta. Tra sabato e ieri sugli spalti degli
stadi d Italia è partita una raccolta di firme da mettere in calce a un documento destinato a entrare nella storia
della tv italiana. I tifosi trasmetteranno alle emittenti una diffida a mandare in onda le loro immagini. Non vanno
allo stadio per fare parte dello spettacolo, non vogliono essere inseriti nelle trasmissioni superpagate che portano
denaro nelle casse delle società e nelle tasche dei calciatori. E l invito è rivolto anche e soprattutto ai tifosi
della serie B, talmente maltrattati da non essere stati neppure consultati quando s è deciso di cambiare giorno e
orario per le partite. Quel sabato sera proprio non piace a nessuno: e la protesta aumenta. Dati certi sui primi
risultati dell iniziativa ancora non ne esistono. I moduli per la raccolta di firme (disponibili anche sul sito
www.progettoultra.it) erano migliaia sugli spalti di tutta Italia. Bisognerà raccoglierli e cominciare a contare.
«Calcio, per noi passione per voi televisione» è il testo dello striscione comparso sabato a Bologna. Il manifesto
della protesta che nasce proprio nella città felsinea ma che ha immediatamente raccolto adesioni in tutta Italia.
Il pubblico della Salernitana già da qualche settimana espone striscioni con parole di protesta. La gente del San
Paolo è pronta ad accodarsi alla battaglia che s è sparsa a macchia d'olio in tutta l'Italia del calcio, anche perché
nasce come forma di protesta non violenta, caso strano e raro per il mondo del calcio più abituato alle botte che ai
guizzi d intelligenza. Nasce dalle viscere di un club di tifosi che non usa slogan beceri ma si propone battaglie
intelligenti. Si fa parte integrante dei mondiali antirazzismo, propone studi sul settore del tifo. Analizza il calcio
con occhio attento ed esperto, senza rabbia nè violenza. La campagna antitelevisione nasce con lo slogan
«noi la faccia non la mettiamo». E apre uno scenario che potrebbe risultare preoccupante per le televisioni. Il
pubblico forse è stanco di guardare il calcio alla tv. Ha voglia di correre allo stadio.
Più di trentamila spettatori in più all'esordio della serie B rispetto alla passata stagione.
Però allo stadio vuol fare solo il pubblico, non essere parte del meccanismo dello show. La raccolta di firme è
iniziata e durerà a lungo. La diffida alle tv a mandare in onda le immagini e le coreografie degli spalti arriverà
fra un po'. Come si comporteranno le televisioni che stringono nelle mani il futuro del calcio?
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