articolo di Fabio Rosati su Liberazione del 25 settembre 2002
Lo sport e le tradizioni popolari reclamano spazi, i poteri forti respingono la richiesta e insistono imperterriti
sulla propria strada: corsa affannosa verso i profitti, inseguimento del mito del denaro facile, chiusura e
privatizzazioni delle aree per tutti. Il messaggio che viene dalla base è diverso, il malcontento diffuso, la
possibilità di un altro sport concreta. Per una volta in un incontro pubblico non si è parlato soltanto di calcio,
anche se dal calcio non è stato possibile prescindere, per una volta le cosiddette discipline "minori" sono salite sul
tavolo d'onore insieme al dio pallone. (...) c'erano tifosi - questi sì per lo più di calcio - provenienti da molte
città d'Italia (Bologna, Venezia, Perugia, Pisa, Terni, Crotone, Genova) oltreché da Roma, che la platea ha saputo
vivacizzare la discussione insieme ai relatori "ufficiali" e che le considerazioni degli ultrà hanno riscosso applausi
e consensi, allora sì che possiamo catalogare la serata tra quelle riuscite meravigliosamente bene. (...) E
poi Carlo Balestri, il coordinatore del Progetto Ultrà della Uisp, punto di riferimento di molte tifoserie, oggi
impegnato nella valorizzazione del tifo come cultura e tradizione popolare e a riportare ad una dimensione credibile e
umana l'evento sportivo. "Il calcio spende montagne di denaro - ha detto Balestri - ma si lascia morire il
tifo perché dà fastidio. Le società si indebitano fino al collo, vendono l'anima alle tv, sognano stadi trasformati in
contenitori commerciali senza spazio alcuno per la collettività, per il denaro approvano il calcio-spezzatino e
pensano che il tifo si possa ridurre ad una macchietta. Si sbagliano, chiediamo di essere rispettati e di poter
portare le nostre identità dentro e fuori gli stadi. Chiediamo che si tenga conto delle esigenze dei tifosi, che si
giochi sempre di domenica pomeriggio per rendere i campionati regolari e consentire a tutti di seguire la propria
squadra in trasferta". Giù applausi.
(...)
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