articolo di Vincenzo Barreca su Il Domani del 14 settembre 2002
Adesso parlano i tifosi, anzi firmano e rifiutano. Volete teleinvadere tutto? bene, allora noi non acconsentiamo a
qualsiasi forma di trattamento e diffusione televisiva delle immagini che ci riguardano. E' questa la provocazione
lanciata da Progetto Ultrà contro il sistema calcio all'indirizzo della Lega, delle società e delle televisioni.
"Se il calcio è solo merce da mette all'asta o prodotto televisivo da vendere al migliore offerente, noi ultras/tifosi,
che merce non siamo, non ci stiamo! 'Noi la faccia non la mettiamo'". Legalmente potrebbe essere più di uno slogan, tanto
è vero che l'associazione (che ha sede a Bologna) sta studiano se la provocazione può diventare relatà in base alla
legge sulla privacy. Nel frattempo raccoglieranno firme per sensibilizzare soprattutto quello che accade in serie B sove il
campioanto è traslocato al sabato senza nemmeno chiedere un'opinione ai tifosi.
Il nodo della questione è l'eccessiva commercializzazione del calcio che sta portando lo sport verso uhn vero e proprio buco
nero, il cosiddetto punto di non ritorno. Televisione, caro prezzi, logica di mercato (?), campionato rateizzato, un
circolo vizioso che ha portato al progressivo svuotarsi (il dato in crescita degli abbonamenti è quanto meno fuorviante)
degli stadi e al raddoppio in due anni dell'ingaggio dei calciatori. Più che un'anomalia, sembra il semplice calcolo di
penalizzare i tifosi a favore del pubblico da poltrona. Ognuno scelga di vedere la partita dove vuole, casa, circolo, pub purché non
si calpestino i diritti dell'uno o dell'altro tipo di tifoso. Senza contare che chi frequenta lo stadio considera la
domenica (se proprio va identificato un giorno di eccellenza) anche vome valenza sociale, una forma di aggregazione che
ha radici ben consolidate nel tempo libero degli italiani.
Vedremo striscioni, firme, sentiremo cori per tutto l'anno contro il sistematico rifiuto di valutare i tifosi come il
vero patrimonio delle società. Insomma, il tifoso non vuole essere lo scemo che paga per tutti. Il facile guadagno è
una chimera, ha il sorriso storto della Borsa (quando la Lazio sbarcò a Piazza Affari una sua azione valeva 3 euro,
adesso 0,78), l'appassionato falsifica il proprio attaccamento alla squadra pensando che per divertirsi basta cambiare
canale e diventa un tifoso virtuale. E se scompari nell'etere delle bugie calcistiche non puoi avere diritti, ma solo
una smart card.
Progetto Ultrà, come la maggior parte dei tifosi non si vergogna di dire: facciamo un passo indietro, oppure anche ogni
singolo tifoso potrà contrattare il "suo" diritto televisivo. Spegnete gli schermi, inizia lo spettacolo.
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