scritto da Gabriele
La serie A torna di scena al Sinigaglia con Como-Empoli e dopo questi 13 anni di assenza tutto o quasi è cambiato. Non
è certamente più il calcio degli anni Ottanta, anni in cui si respirarva ancora una certa aria romantica, tanto che a
metà decennio lo scudetto lo vinse a sorpresa il Verona, guidato da un asciutto ma amatissimo Osvaldo Bagnoli e che
schierava in campo uomini di tempra come Briegel e Elkjaer, un Garella pigliattutto ed il cervello dai piedi buoni Di
Gennaro. Erano anni in cui non solo nemmeno si sapeva cosa fosse la pay-tv (… e le diffide…), ma in cui addirittura
poteva capitarti di vedere anche le grandi squadre con delle casacche quasi fatte in casa: ben intesi non mancava la
pubblicità ma le sirene del merchandising erano così lontane che difficilmente sapevi distinguere una marca dall'altra.
E comunque si trattava per lo più di fornitori tecnici nostrani e che oggi sono quasi tutti scomparsi sotto i colpi
dell'affarismo delle multinazionali: qualcuno si ricorda marche come Ennerre, Patrick, Mc Sport e Gazelle!? E la Tepa
Sport, che produceva tra l'altro scarpe da calcio e da ginnastica che sembravano disegnate da Walt Disney?!
Formidabili quegli anni…
Le novità sono altrettanto radicali anche per lo stesso ambiente lariano: da anni è cambiata la geografia della curva,
allora sapientemente guidata dalla Fossa Lariana e da qualche stagione in pieno fermento british-style, dopo la
parentesi interlocutoria (soprattutto quanto a risultati in campo) del binomio Ultras - Maestri Comacini. E' cambiata
la stessa curva, completamente demolita e ricostruita per guadagnare la capienza necessaria alla massima divisione.
L'impatto visivo è notevole: due grandi tribune appena convergenti tra loro, alquanto ripide e capaci di tenere circa
5000 spettatori. Viste dal campo è come trovarsi di fronte a quello che si dice un muro di folla, maledettamente
vicino al campo e quindi dalle grandi potenzialità per fare diventare l'atmosfera una vera e propria bolgia. Anche dal
punto di vista coreografico, peraltro, la nuova curva (ma forse sarebbe più giusto chiamarla gradinata), lascia
intravvedere molteplici possibilità di utilizzo per creare anche coreografie molto elaborate, ai posteri poi l'ardua
sentenza.
La nuova sistemazione dei tifosi è abbastanza simile a quella degli ultimi anni: stendardi appesi alla rete (più o
meno i soliti più qualcuno nuovo anche ben fatto), lo zoccolo duro in basso al centro, in alto alla tribuna posta a
sinistra Panthers e Vecchia Guardia nel loro rinnovato attivismo.
L'avversario di turno è l'Empoli, con cui un tempo i lariani erano gemellati mentre oggi invece i rapporti sono di
completa indifferenza. Eppure l'anno scorso, quando proprio contro i Toscani il Como conquistò la matematica
promozione, i tifosi che fecero invasione (prassi che comunque ritengo sempre estranea al comportamento ultrà)
festeggiarono spingendosi fin sotto la curva ospite. E furono cori e applausi reciproci…
La partita per i Comaschi comincia con poche luci e molte ombre: buono l'inizio del tifo vocale mentre per l'importanza
dell'occasione ci si poteva aspettare qualcosa in più delle 5-6 torce accese. Per contro gli Empolesi sfoggiano la
solita bella torciata da trasferta.
Man mano che passano i minuti, con l'Empoli che tra l'altro trova il goal del vantaggio (in modo rocambolesco ma non
demeritando), squadre e tifosi iniziano progressivamente ad assomigliarsi, nei comportamenti e nei risultati.
Da un lato i padroni di casa, scesi in campo rinnovati per 8/11, faticano a trovare l'intesa, gli schemi, gli
automatismi della scorsa stagione. La manovra è spesso fiacca ed inconcludente, tanti gli errori, difficile insomma
pensare di riuscire a raddrizzare il risultato: si preannuncia ancora un bel po' di lavoro per Mister Dominissini. La
curva parte bene ma dopo 20 minuti appare chiaro che è necessario un periodo di rodaggio. La gente c'è, ci mancherebbe,
e forse è più di prima, ma di certo non è e non sarà semplice gestire un settore così dispersivo, dove si è persa la
compattezza che aveva caratterizzato gli ultimi anni di tifo posizionato in curva Ovest e dove è meno netta la
divisione tra chi va in curva per cantare e chi ci va solo perché è il settore più a buon mercato. Così vedi che
quando parte un treno o quando si alzano le sciarpe più ci si allontana dall'epicentro il basso al centro più la
partecipazione si affievolisce. Dall'impianto voce si cerca si stimolare i più freddi, ci si mettono anche i
Goodfellas a metà curva a fare da megafoni umani, ma i risultati non sono dei migliori. Si arriva così alla fine del
primo tempo con un tifo già sottotono, un po' di verve in più ad inizio ripresa quando la squadra sembra più incisiva,
ma gli ultimi 15 minuti sono da dimenticare. Ed alla fine forse più d'uno continua a pensare che è stato uno sbaglio
lasciare andare via così il "vecchietto" Lulù Oliveira…
All'esatto opposto la situazione su sponda empolese. Squadra in buona parte riconfermata e dunque compatta, con i
meccanismi ben collaudati e forse anche con un migliore tono fisico. Il goal del primo tempo è frutto della
disattenzione della difesa lariana, ma nel secondo tempo la vittoria diventa sacrosanta con il raddoppio (bella azione
in ripartenza) e per altre 3-4 volte viene sfiorato addirittura il terzo goal.
Per gli Empolesi presenti è una piacevole sorpresa, e tutto diventa più facile. La quantità è forse un po' ridotta
(circa 250) ma è giusto parlare bene di chi era presente: la curva ospite vede la presenza dei gruppi principali
(Desperados, Rangers, Brigate) e di alcuni altri, varie bandiere a due aste fanno il resto. Completa il quadro la
presenza dei gemellati parmensi con lo striscione "1977" dei Boys. Inizio come detto con torciata a cui fa seguito la
meritoria esposizione dello striscione "BOICOTTATE STREAM E TELE+". I ragazzi sono in costante movimento, non sempre
il loro tifo si sente perché nella prima mezz'ora i Comaschi li sovrastano regolarmente, eppure si ripetono manate,
treni, sciarpate. Nella ripresa, soprattutto dopo il raddoppio, le corde vocali trovano energie inattese, i padroni di
casa sono in empasse, e per i toscani è quasi apoteosi: bei cori prolungati e ben ritmati da tamburo e battimani, alla
fine un sciarpata notturna corona la bella prestazione.
Confortante infine vedere che al fischio finale entrambe le squadre rientrano negli spogliatoi solo dopo avere
salutato la curva: lancio delle maglie per gli Empolesi, applausi verso la nuova curva, nonostante la sconfitta, per i
padroni di casa.
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