"E' evidente che anche l'aumento dei comportamenti aggressivi e violenti, di cui oggi molto si parla, è uno dei
prodotti della massiccia mediatizzazione degli spettacoli sportivi, soprattutto da parte della televisione, una
mediatizzazione che, nel corso degli ultimi 30 anni, è andata rimodellando lo sport a sua immagine e somiglianza." (1)
Non si vuole dare la colpa della violenza negli stadi né ai media, né ai grandi capitali investiti nel calcio, ma
la mia ipotesi è che questi due fattori abbiano contribuito, in un modo o nell'altro, allo sviluppo di comportamenti
devianti attorno al mondo del pallone, soprattutto dopo il proliferare delle tv a pagamento.
Gli "addetti ai lavori" però non sembrano essere dello stesso avviso, anzi il fatto che i tifosi possano seguire
comodamente le partite dalle proprie abitazioni, è stato professato da alcuni fautori del "gioco a porte chiuse"
come un ottimo rimedio contro la violenza negli stadi.
Dopo la tragedia del treno di Salerno, che costò la vita a quattro giovani, e la conseguente abolizione dei treni
speciali, l'allora Presidente della FIGC Nizzola dichiarò che:
"Il nostro obiettivo è di avere, in un prossimo
futuro, tifosi sportivi che abbiano un abbonamento in tasca per andare a vedere la propria squadra quando gioca in
casa ed un abbonamento pay tv per seguirla quando gioca fuori" (2), mentre l'allora Presidente della Lega Franco
Carraro si espresse così: " Bisogna scoraggiare il turismo calcistico, le nuove tecnologie e la televisione lo
permettono" (3) , nascondendo l'interesse economico che sottostà alla logica delle televisioni a pagamento, dietro
una facciata di miglioramento della società civile.
Il discorso dell'abbonamento pay tv per tutti i tifosi sportivi però non funziona: gli ultras andranno sempre in
trasferta ribellandosi, giustamente, a chi li vuole soltanto "pubblico pagante" e chi rimarrà a casa a guardare
la partita saranno le famose "persone rispettabili" che non causano solitamente problemi a livello di teppismo
calcistico, ma al massimo si lasciano andare a qualche intemperanza.
Si può affermare che ormai la televisione sia il dodicesimo giocatore in campo, molto più di quanto potessero esserlo
o sognino di esserlo i tifosi: innanzitutto è socialmente accettato, più degli ultrà, inoltre versa nelle casse
delle società calcistiche molto più contante di quello dei tifosi che rinnovano l'abbonamento o comprano i biglietti,
basta guardare il bilancio della A. S. Roma per averne un'idea.
Nella relazione semestrale relativo al bilancio della società giallorossa, aggiornato al 31 dicembre 2001 vengono
indicati fra i profitti : 44627 milioni di vecchi lire (pari a circa 23 milioni di Euro) ricavati dai proventi delle
gare e ben 63153 milioni di lire (pari a circa 32 milioni di Euro), derivanti dalla cessione dei diritti televisivi (4).
Nel caso delle televisioni a pagamento si può dire che la mediatizzazione del calcio coincide con la sua
mercificazione. Dopo il "fallimento" della Fiorentina di Cecchi Gori nella stagione 2001/2002, la vera "notizia" del
calcio italiano è il fatto che le società di calcio devono ridurre gli ingaggi dei giocatori, controllare i bilanci
e , di conseguenza, affidarsi sempre di più alle televisioni a pagamento le quali, oltre a poter stabilire anticipi
e posticipi serali, cosa che ha creato non pochi problemi nei mesi invernali della stagione 2001/2002 a causa della
nebbia (Piacenza - Bologna del 7 dicembre 2001, giocata ugualmente con grande disagio dei tifosi e degli stessi
giornalisti, costretti a commentare una partita che non vedevano) e dei campi ghiacciati (Chievo - Lazio del 7
dicembre 2001, rimandata invece al 30 gennaio), ora ha avuto il beneplacito di spostare l'intera serie B al sabato
pomeriggio, rendendo sicuramente lo stadio non agibile a chi lavora, che sarà costretto ad "acquistare" il prodotto
da casa.
Anche la temibile violenza negli stadi ha risentito di questi cambiamenti nel mondo del calcio, tanto che è diventata
anch'essa, principalmente un fatto televisivo, "strumentalizzata" a dovere dalle telecamere, basti pensare a quante
volte sono state trasmesse le immagini della famiglia che scappa dallo stadio "Granillo" di Reggio Calabria, dopo
gli incidenti scoppiati durante la partita Reggina - Brescia del 26 novembre 2000, o le immagini del motorino
atalantino lanciato dagli spalti di San Siro.
Se quest'ultimo episodio è rimasto così impresso, non solo per la sua peculiarità, ma anche perché la scena del
motorino che cade è stata mostrata da ogni angolazione in tutte le trasmissioni televisive, sportive e non. Di
contro, ad esempio , sulla carta stampata, l'episodio fu citato da tutti i quotidiani, ma in articoli di terza
pagina e ne venne fatto solo qualche accenno negli editoriali.
Le immagini di tifosi avversari che si lanciano oggetti da un settore all'altro o che vengono a contatto fuori dallo
stadio sono probabilmente considerate molto "telegeniche" e spettacolari dato che, spesso, degli stessi scontri,
non viene fatta alcuna menzione sui giornali.
(1) Antonio Roversi, Giorgio Triani
"Sociologia dello sport", ESI, 1995, op. cit. p. 24
(2)
"Ma i controlli spettano allo stato", Il Mattino, 28/5/1999
(3) Nonplusultras,
"Barcollo…ma non mollo", marzo 2001
Dati ricavati dal sito ufficiale della A.S. Roma:
www.roma.it